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mercoledì 8 ottobre 2014

Umberto Cerio su alcune poesie di Sandra Carresi

“A cielo aperto”, “Immagini e sensazioni”, “E’ pesante il gioco”: tre significative poesie di Sandra Carresi. L’autrice non lascia molto spazio a giri di parole, ma cerca il centro di obiettivi precisi, con versi stringenti. Crea paesaggi ed immagini senza sbavature, senza orpelli, non contorni o descrizioni esteriori, ma quadri ricchi di significati e di significanti, stringente permanenza di legami d’anima per tracciare confini e mete con “giornate di pioggia/uggiosa, battente e ghiaccia”, immagini di un “cielo bianco/aperto a ...braccia scheletriche/riposo di un merlo bagnato”, per puntare alla stoltezza “dell’uomo, che senza rispetto/ha modificato/quello che forse era perfetto”. Così nel sogno, quando col “vento ...ostile,/si sente “spinta alla bassa marea”, con “il mare” che “sta bagnando la roccia”, rimane “incastrata”, “salva per metà”. Infine “il gioco si fa pesante”: quasi scompaiono le immagini ed il pensiero dell’autrice va dritto alla condanna, quando “falso è il gioco/nel vano tentativo/di un comportamento ingenuo”. Né può essere accettato un “misero patteggiamento”. L’autrice sa dove mirare. I versi si fanno più secchi e più stringenti, quando il gioco va oltre i confini, quando “E’ pesante.../e non è/più un gioco”. Inappellabile condanna per tutto ciò che travalica il senso del limite e del lecito, in un crescendo incalzante. Sandra Carresi, alla fine, ci consegna versi chiari come lampi. Forti come schiocchi di frusta.

Umberto Cerio


A cielo aperto

Grida il cielo la sua bellezza austera
anche in giornate di pioggia
uggiosa, battente e ghiaccia
di quest’ultimo di Gennaio.

Non muta il fascino questa umidità
avvolta in un cielo bianco
aperto a quelle braccia scheletrite
riposo di un merlo bagnato.

Pericolosità di allagamenti,
  fogne che non ricevono,
traffico impazzito,
messaggi di rabbia, rivolta e minaccia.

Mutamenti del tempo…,
dell’uomo, che senza rispetto
ha modificato
quello che forse, era perfetto.


A volte scricchiolano...

Le cose di casa
a volte scricchiolano…
raccontano delle mani
che le hanno toccate,
del presente, a volte,
indifferente,
del passato,
un tempo lontano dove tutto
scorreva lento, pacato,
niente veniva buttato,
ma, conservato e tramandato.
Oggetti che hanno un’anima,
un loro linguaggio per dire
-        ancora ci siamo,
-        vediamo e conserviamo,
-        ti ascoltiamo e se vuoi…
-        raccontiamo anche a te -


Transito

Transito di lodi, gratificazioni
e chiacchiere nel nulla
in una giornata piovosa
ma, ancora persa nel verde
di fine estate.

Transito di parole
perdute nell’amarezza
di fili spezzati
fatti da nodi intrecciati
in quel passaggio
dove i sorrisi sono
obbligatori
mentre l’amarezza
getta la maschera appena
la lode è scomparsa.

Transito di vita
riportare dal deserto
l’entusiasmo scomparso.


E’ pesante il gioco

E’ pesante il gioco
 uomo, nel confondere
la donna bambina.

E’ falso il gioco
nel vano tentativo
di un comportamento ingenuo.

E’ patetico
il gioco impaurito e pentito
nel suo misero patteggiamento.

E’ pesante…
e non è
un gioco


Immagini e Sesazioni

Quel vento mi è ostile,
mi spinge indietro,
mi trasporta su una roccia.

Adesso c’è la bassa marea,
ma, non potrò restare
all’asciutto a lungo.

Poi, di colpo il vento
 si alza di nuovo,
è gentile ma, gelido.

Il mare sta bagnando la roccia,
rimango incastrata, sono salva per metà,
poi, l’alba riporta la realtà.

Sandra Carresi 

sabato 1 febbraio 2014

NAZARIO PARDINI: LETTURA DI "POESIE", DI SANDRA CARRESI


Nazario Pardini
su
Poesie di Sandra Carresi (inedito)


Parlavo di te
proprio ieri
all’Estate
non ancora caldissima.

Pensavo
a quei bagni salati,
ai pesci colorati,
ai cornetti gelati,
alla spiaggia infuocata
all’abbronzatura
di cioccolata.

Che bella
L’Estate di sole,
di mare,
di niente da fare.

Solo ricordare…,
ed ha già,
il sapore
del sale (Parlavo di Te).

Una silloge, questa nuova di Sandra Carresi, vivace, intensa, di proteiforme valenza, dove ogni emozione trova corpo in versi duttili e generosi, ora brevi, secchi, ora ampi, aperti; disposti e disponibili a seguire l’ondulazione delle intime vicende. Insomma una silloge che racconta la vita, in tutte le sue forme, le più dolci e le più crude: sottrazioni, scottature, illusioni, speranze, delusioni, rammarichi, quietudini; realtà quotidiane, minuziose, occasionali; slanci onirici; un realismo lirico, comunque, di grande impatto umano, dove è facile ritrovarci, dove ognuno di noi, leggendosi, ascolta un brandello della sua storia. E mi piace iniziare la mia esegesi da questi versi incipitarî che fanno da prodromico avvio ad una voce spontanea, libera, pulita, e architettonicamente movimentata; una voce che sa raggiungere apici di non comune fattura ispirativa.   
         Sta proprio qui il momento essenziale del poema: in quella confessione originale e carica di pathos ad un’estate che si fa altro ego di un memoriale rintuzzato da ritorni di reale concretezza: “Pensavo/ a quei bagni salati,/ ai pesci colorati,/ ai cornetti gelati,/ alla spiaggia infuocata/ all’abbronzatura/ di cioccolata”.
 Un memoriale che nella poetica della Nostra ha sempre contribuito alpoieo con generosa espansione lirica. È facile per la Carresi abbandonarsi a un tempo di felici fughe emotive; assume quasi valore di alcòva rigenerante, dove ritrovarsi, anche, sottraendosi a routines in cui l’omologazione e gli stessi disvalori di un mondo socialmente iniquo e indifferente alle sofferenze, la portano ad uno sperdimento etico, o a vere invettive coscienziali:

Quando ci scandalizzeremo?

Quando indignati
urleremo il
nostro NO
ai signori
della morte
e del dio quattrino?

Quando ci riprenderemo
la nostra Terra
per pascolare
coltivare
dormire
fare l’amore

Tutto in maniera sana?

Quando?

La nostra Vita,
quella dei nostri figli
e di tanti innocenti
saranno al sicuro?

Quando le pecore
non partoriranno
agnelli deformi?

Quando?

…

Non ci sarà
esistenza
se la Terra
tentennerà
e
neppure l’anima
sopravvivrà
in assenza di onestà (Quando?).

Parole di robusta energia esplicativa, sorrette da un credo di cospicuo impatto emozionale, da risentimento e da un motivato afflato di dolore. E il dolore c’è in questa storia, è preminente nello scorrere dei versi. E dalle plurime occasioni ispirative, di perspicua frequentazione intimistica, e di profondo scavo psicologico, fuoriesce una filosofia piuttosto negativa sul fatto di esistere. Una filosofia che scaturisce da una sommativa di tappe da via crucis, di inquietudini su un percorso di catartico affrancamento. Inquietudini e risentimenti nati da rispetti mancati, da fiducie tradite, da sogni sfumati; ma forse è proprio attraverso tali strade che l’anima acquisisce una potenza umana tale da farsi nerbo di un poema; lava vulcanica ex abundantia cordis:

Lascerò leccare
le tue ferite
ai mie cani,

se le avrai.

Io, non lo posso
fare… (La follia omicida dell’oggi).


Quanto dolore
ha causato la tua partenza!

Certo,
tu hai solo dovuto
ubbidire.

E noi?

Qui nel disagio
ad affrontare
mille responsabilità.

E Lei?

Ancora giovane
e tanti problemi
caratteriali
oltre
ai cento giganti... (Disagio).

         Ma è soprattutto il ricordo l’artefice primo di una vis esistenziale foriera di venature melanconiche; di un sapor vitae condizionato da spazi umanamente disumani per una coscienza dell’ hic et del nunc; di un’ora che implacabile corre lasciando solo scorie che tornano a galla pacate, silenziose, in punta di piedi, ma anche irruenti e salate come l’acqua di un mare sapido di ardore allusivo a dirci l’amaro dell’esistere, la precarietà dell’esser-ci, e le ingiustizie degli umani. Ma se il tempo maturerà le sue spine, se il tempo, l’invincibile tempo, mostrerà tutto il suo potere, non sarà certo sufficiente a spegnere quel fuoco ardente, profumato di bosco e di salsedine, che alimenta l’anima della Nostra. Interverranno antichi profumi, abbrivi di fantasia, volitivi azzardi verso antiche primavere a intrecciare petali di rose fermandoli con aghi di spine:

Se il Tempo
mostrerà le sue spine,

chiederò al vento
di piegare
le rose.

Raccoglierò i petali,

li intreccerò
fra di loro
fermandoli con le spine.

La collana
che indosserò
non mi
pungerà
e
l’antico profumo,
esalterà la mia fantasia
fino a renderla,
magia (Rose e spine).

Sì, il sogno, gli onirici spazi più reali del reale, l’apertura di braccia ad avvincere il tutto, l’oggi l’ieri e il domani, le tante connessioni che possono inficiare le divergenze, o le divergenze stesse a recare dolori, le aporie, l’ardire di sottrarre la bellezza agli annichilenti artigli del tempo, tutto contribuisce a dare vigore alla plurivocità della poesia della Nostra; una poesia dove non possiamo non leggere l’articolato e complesso motivo della tematica erotica. Un sentimento, questo, spiritualmente elevato che fa dell’amore una trascendenza, della terrenità un trampolino di lancio oltre il temporale:

.… Lasci la tua
solita riservatezza
e mi dici
di venire da te.

Socchiudo la porta,
ti guardo
e
prima che le tue labbra
si schiudono,
i tuoi occhi
hanno già parlato,
stelle nere che
illuminano stanze grigie
e raccontano
del nuovo battito
che cresce in te (Complicità).

Si parte dalle piccole cose, dai minimi gesti, dalle effusioni più naturali, per azzardare slanci emotivi tanto intensi da toccare l’azzurro, l’irrazionale, la passione antecedente al pensiero. E questa è la vita, in tutta la sua complessità, in ogni sua sottrazione e in ogni suo dono. Perché grande è il dono che ci ha offerto. È senz’altro sufficiente a convalidarlo la sua venuta. E non vi è distinzione fra il suo proporsi e la poesia. La  vita è l’arte dell’incontro, afferma un poeta brasiliano, Vinicius De Morales; e in Sandra la vita e la poesia sono la stessa cosa. In più lei impreziosisce il suo canto con figurazioni e cromie che mai sono oziose, ma sempre funzionali a un dire abile nel dribblare il vacuo sentimentalismo. Lo fa con argini verbali significanti ad esperire controllatissima effusività che Contini definisce “pulizia dell’anima”. Una effusività che sa tradursi anche in scene di polisemica significanza, di trasalimento panico, di cospirazioni naturistiche a concretizzare intenti di speranze per rinnovamenti spirituali tesi ad unire antichi appuntamenti col respiro del Mondo:

L’abbraccio serale
del Sole
infuoca il cielo
tingendolo di arancio.

Promessa solenne
di un giorno nuovo.

Appuntamento antico
di un incontro
che si rinnova
col respiro del Mondo (Tramonto).

Commentando la sua poesia ebbi già a dire: “La poesia di Sandra Carresi è piena di vita, di  amore e di dolore. È umana in tutte le sue vicissitudini. Si leggono fatti e avvenimenti che ci rattristano. Ci sconvolgono, ci turbano. Si esiste e ci poniamo i perché del nostro esistere. Tanti  perché che lasciano dubbi, incertezze. E quindi bramiamo parole, cerchiamo con impennate creative, con vertigini paniche, con lo scandalo delle contraddizioni, quei verbi che soddisfino il sentire. E questa è la sua poesia. Cosciente di esistere in un tempo implacabilmente labile, e sottrattivo, si azzarda in voli che vadano oltre i limiti, oltre la sintassi. Ma pur complesso il suo canto, pur sgorgato da una sorgente che deve farsi spazio fra pietre dure e ricamate di muschio, alfine trova luce. E scorre limpido e gorgogliante ai raggi del sole; scorre limpido tra rive profumate di speranza; verso il mare: “Ma, non è così./ Il cielo,/ ha anche luce,/ non solo buio./ Al sole,/ o coperto da nubi,/ parla d’amore,/ ed è forse più facile/ conservarne  memoria/ nella grotta della vita”. E credo che questa citazione contribuisca non poco a chiarire il dipanarsi della suo pensiero poetico, il suo essere che mi piace vederlo volare libero, nell’Immenso, in balìa del vento, di un sereno riposo, con in cuore un ritorno vicino, un sole d’amore.

Libero poi me stesso nell’Immenso, con il vento,
vivere la vita qui, respirando te.
Calore adesso dal camino,
sereno riposo immaginando un ritorno vicino.

                                                    Nazario Pardini
 18/01/2014

martedì 9 luglio 2013

"Amore latitante" di Fiorella Carcereri, recensione di Sandra Carresi

Amore Latitante
Di  Fiorella Carcereri
Recensione di SANDRA CARRESI

 

Un libro scritto bene, anche come caratteri, molto riposante per l’occhio.

 Un libro che fa da “ponte” per quelle generazioni che hanno vissuto a cavallo di due secoli.

 Per quelle donne come me, che hanno visto la propria adolescenza alla fine degli anni ’60, con batticuori, aspettative, curiosità, un po’ allo sbando, per il sentito dire, per la poca informazione, con le curiosità più o meno appagate attraverso le amiche più grandi, una generazione in cui la famiglia sapeva dire – NO – senza tornare indietro.

Valeria, la protagonista, vive la sua giovane vita cercando il suo principe azzurro e il suo cavallo bianco, cadendo spesso di sella e rimanendo per anni sola con se stessa.

In questa solitudine e nei suoi errori amorosi, c’è tuttavia, una crescita interna, che sarà alla fine la sua forza e la sua maturità.

Ogni scelta che Valeria farà, anche quella più difficile, condividere la propria vita con l’uomo che ama, e che solo dopo anni le dice di essere finalmente un uomo libero, attraverso la copia autentica della sentenza di divorzio, sarà in maniera consapevole, senza essere un compromesso alla solitudine per gli anni che verranno, una scelta di Vita non per aver un compagno accanto, ma, perché al di là di ogni dubbio e sofferenza, quell’Uomo è la scelta con cui invecchiare e dividere tutti i giorni che verranno.

Mi sembra un bel bilancio e soprattutto un ottimo bagaglio acquistato durante il percorso di Vita di Valeria e di tutte le Donne che sono passate da quella strada.

                                                                                                             Sandra Carresi
 
giugno 2013

"I moti dell'anima" di Cettina Lascia Cirinnà, commento di Sandra Carresi

I Moti del’Anima
di Cettina Lascia Cirinnà
Aletti Editore

Recensione di Sandra Carresi

 

La poesia di Cettina è una passeggiata in bicicletta, ma, con percorso, saliscendi collinari.
 
Donna apparentemente fragile per la sensibilità di recepire ogni respiro dell’anima, in realtà, forte da saper portare quella bicicletta senza frenate brusche.

Capace di carpire al giorno ogni suo velo nelle giornate tristi e autunnali, o accogliere nell’anima quel sole caldo, estivo per renderlo poi, calore invernale.
 
Per parlare poi della Notte, dove la luna e le stelle  sono le uniche torce ad illuminare quel  buio, a volte  culla dell’Amore, certe altre, tiranno di ansie vissute, trattenute, in libertà tra sogni di angosce in attesa di luce salvatrice al mattino.

La terra di Sicilia è il suo grande Amore e la sua forte passione, come lo è la casa natia in cui sempre rinnova la sua energia, così come il suo mare, la sua gente e il sole cocente.

Nella sua poesia – pag. 33 – “ La Vita è una  tela “ , a mio avviso, c’è l’essenza della poetessa, La Vita, L’Amore, La Natura, La Morte.
 

-          La vita è una tela intrecciata
-          di fili  è la trama
-          ogni punto è un giorno passato
-          istante dopo istante…
-          imbevuto d’inchiostro nero
-          su fogli vergini
-          bianchi di luce
-          veri, sofferti
-          gioia mista a dolore
-          immagini in chiaroscuro
-          di attimi fuggenti
-          che voglio fermare per sempre
-          la vita è una tela
-          che la Morte disfa…
-          inesorabilmente.

Giochi di luce, di ombre, di saliscendi, ed è già Poesia.
 
Così come è Poesia le mani dell’Amore della sua Vita che come tasti di un pianoforte scivolano sulla pelle .
 

-Da “ Su di Me…” pag. 41

 
La Nostalgia, per la Poetessa, diventa Poesia, La Noia, attraverso la sua capacità di poetare non è più un’ospite e il Dolore, quello forte, intenso e insopportabile, si veste di speranza per non provarlo più.

Ogni sogno, ogni notte, ogni alba, ogni stagione, fanno di Cettina il suo modo di poetare guardando sempre alla Vita.

                        

                                                                                                                                                                                         Sandra carresi

 

                                                                                                                                                                                        Luglio 2013

lunedì 24 giugno 2013

"Le rime del cuore attraverso i passi dell'anima" di Annamaria Pecoraro, un commento di Sandra Carresi

Le rime del cuore attraverso i passi dell'anima
(raccolta di poesie)
di Annamaria Pecoraro "Dulcinea"
Lettere Animate, 2013

Commento di SANDRA CARRESI
 
Sono intense le poesie di Annamaria, io preferisco chiamarla Madonna Dulcinea  perché non sembra appartenere a questo secolo, e neppure al secolo scorso; io la vedo come una madonna rinascimentale, non certo per il suo aspetto fisico moderno, ma per il suo interno. Per la delicatezza del suo parlar d’amore, chiaro, ma in punta di piedi.

Le sue poesie, a mio avviso, sono un dialogo, con chi…? Forse con se stessa, forse con i suoi fantasmi, col suo presente, con l’Alba con cui si risveglia al mattino. Sono  - rari ori – di un’anima generosa che potrebbe anche essere agguerrita ma, senza nessuna arma all’infuori della  - parola – che come una sirena più che una farfalla svolazzante, canta una melodia con la sincerità del cuore. Ascoltarla, leggerla, è placarsi, proprio come un temporale estivo, dopo gli scrosci d’acqua, i tuoni e i fulmini, ritrovo poi,  di sole, di sereno e… arcobaleno.

Sì, il cuore è pieno di risorse, certo non per tutti, ma, la sua musica è piena di messaggi, di danza e di positività, è un vestito che si adatta ad ogni taglia e ad ogni tempo.

-          pagina 92 – 93 -  Tempo per ballare  -

 In questa poesia, a mio avviso, bellissima, ci trovo – il racconto della vita – e quel vestito adatto a tutte le taglie-

 
..............C’è un tempo per urlare,

        per restare in silenzio,

per volare alti,

       ed uno, per tenersi saldi a terra.

 

    C’è un tempo, in cui le esitazioni invadono,

le preghiere sembrano inascoltate,

ed uno, in cui “ grazie”, piovono.

 
Forse, la Poesia può aiutarci a trovare il nostro tempo, proprio come dice Dulcinea.

 
Delicatamente sedotta dalla Poesia : “  I gioielli di Ponte Vecchio “-

 Forse perché sono fiorentina? Anche.

Ma, soprattutto perché conosco bene i tesori di Ponte Vecchio e il loro fascino, ma ognuno di noi, se è fortunato, possiede una pietra di inestimabile valore

e, soprattutto, non la troverà in vendita in nessun Ponte….

       I gioiellieri chiudono i battenti,
                                                                                                 ma tu, in questa sera, non mi lasci andare.
     Con il chiarore della luna,
                                                                                                                 splendiamo, rari.

 
Anche l’Amore cantato nella sua passione e alchimia, si veste d’accesi respiri, di voglie tremanti e di baci appassionati, ma, è sempre un tango in cui si respira i battiti d’ali ed un inno alla Vita.

 
Se dovessi accostare ad un colore il nome di Dulcinea, questo, sarebbe senz’altro il rosso, ma, anche il bianco.

Il rosso per la passione con cui Lei canta l’Amore in tutte le sue forme, il bianco, per la delicatezza del suo animo e per le parole con cui sa vestirsi.

Profumi, colori e carezze, questa è Dulcinea, la sua Poesia e la sua Musica.

                                                                                                                                                                                   Sandra Carresi