sabato 3 maggio 2014

TraccePerLaMeta a Recanati per la premiazione del suo secondo concorso letterario, patrocinato dalla Regione Marche

Sabato 10 maggio ore 16:30 a Recanati (MC)



COMUNICATO STAMPA

Nel pomeriggio di sabato 10 maggio nella prestigiosa Sala Foschi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati (MC) si terrà un importante evento culturale organizzato e promosso dalla Associazione Culturale TraccePerLaMeta e dalla rivista di letteratura “Euterpe”.
La serata si aprirà con i saluti introduttivi della Presidente della Ass. Culturale TraccePerLaMeta (Anna Maria Folchini Stabile) e a seguire quelli del Sindaco di Recanati (Francesco Fiordomo) e del Presidente del Centro Nazionale Studi Leopardiani (Fabio Corvatta).
L’evento centrale del pomeriggio sarà la premiazione del 2° Concorso Letterario Nazionale “TraccePerLaMeta” che in questa seconda edizione si apriva con i versi di un estratto di una lirica di Leopardi alla quale era possibile ispirarsi.
Da ogni parte d’Italia arriveranno i vari vincitori e menzionati a vario titolo (per le due sezioni di partecipazione: poesia e racconto) e altri partecipanti i cui testi saranno pubblicati in un’opera antologica che verrà diffusa nella stessa serata.

Il pomeriggio letterario, appoggiato moralmente dalla Regione Marche, dalle Province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Ascoli e dai Comuni di Macerata e Recanati proseguirà con un reading con alcune voci di poeti locali che leggeranno proprie poesie.

Ad arricchire ulteriormente la serata sarà un intervento dal titolo “La modernità nella poetica di Leopardi” della poetessa e scrittrice Annamaria Pecoraro e le musiche di Luca Mengoni (violino) e Federico Perpich (violoncello) della Civica Scuola “Beniamino Gigli” di Recanati.

La S.V. è invitata a prendere parte al pomeriggio culturale secondo il programma in locandina.
Ingresso gratuito.





lunedì 21 aprile 2014

"I cristalli dell'alba" di Sandra Carresi - La recensione di Marzia Carocci

“I cristalli dell’alba” di Sandra Carresi

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014

RECENSIONE  a cura di Marzia Carocci

  

Sandra Carresi_CoverSandra Carresi è in primis una donna che osserva e che vive sulla propria pelle le emozioni dando voce a queste, attraverso la poesia. Il suo iter poetico è privo di retorica lessicale, ella infatti non plasma le parole per rendere il verso carezza o lezioso tranello per piacere al lettore, ma apre al mondo la sua verità che sia indignazione, provocazione, monito o semplice essenza dell’anima. Ogni suo verso, ogni sua strofa, ci porta alla riflessione poiché Sandra è diretta, vera, spontanea e il suo dire pur se in modo lirico è sempre fonte di sincerità etica e morale.

Ho avuto modo di leggere altri libri di Sandra Carresi e ogni volta ho trovato nelle sue parole, siano queste nelle poesie che nella narrativa, quel bisogno quasi viscerale di esprimere un pensiero evocativo e la volontà di imprimerlo con forte determinazione e passione come a volere in qualche modo urlare per essere voce suadente a sottolineare le ingiustizie, gli abusi, i soprusi che la nostra umanità propina ogni attimo.

Questo suo viaggio letterario è a mio modesto parere quello che determina di più il carattere della poetessa, una donna che non volta la testa dall’altra parte fingendo di non assistere, ma anzi, ella addita chi violenta, chi umilia, chi oltraggia, chi non rispetta; una donna di grande umanità e pulizia mentale, stanca forse, come molti di noi, di atteggiamenti scorretti e deleteri che dilagano in questo nostro sistema sbagliato e contorto.

Una silloge di impegno sociale/civile, una conca di idiomi importanti, palpitanti  che nonostante Sandra imprigioni dentro a versi poetici, escono fuori con l’impetuosità perentoria di chi denuncia il male e l’infamità del mondo.

Questa  raccolta di poesie che contiene una miscellanea di argomenti è uno stralcio di vita comune all’umanità intera dove tutto è presente; una finestra aperta nella vita dove si sente l’amore, la sofferenza, la gioia e tanta voglia di onestà civile.

Sandra Carresi è una poetessa dalla grande sensibilità, mai obsoleta e sempre in continua analisi e osservazione, quella stessa analisi che ognuno di noi dovrebbe trovare per rielaborare un criterio di vita migliore che ci regali al risveglio quella magia di poter finalmente vedere “i cristalli dell’alba” che la nostra poetessa ha trovato nel suo cuore.

 

 

Marzia Carocci

martedì 15 aprile 2014

Cristalli di vita e di passione: Sandra Carresi poetessa a tutto tondo - a cura di ILARIA CELESTINI

Cristalli di vita e di passione: Sandra Carresi poetessa a tutto tondo
a cura di ILARIA CELESTINI


Leggendo quest'ultima opera poetica di Sandra Carresi, I cristalli dell'alba (TraccePerLaMeta Edizioni, 2014), si ha la percezione di una semplicità cristallina, a cui già prelude intenzionalmente e allusivamente il titolo, che si accompagna a una non comune complessità.
Nella raccolta, che consta di una cinquantina di componimenti, si mescolano sapientemente toni elegiaci, in cui l'autrice rievoca scene quotidiane di piazze dove un tempo si poteva conversare amabilmente e paesaggi che fanno da sfondo all'amore insieme passionale e colmo di commossa tenerezza, ai registri linguistici più forti dello sdegno contro le umane ingiustizie, contro i piccoli e grandi soprusi di ogni giorno, e soprattutto contro la violenza gratuita e assurda che si accanisce contro le vittime innocenti, e in quanto tale non è accettabile né in alcun modo ignorabile.
Così la poetessa raccoglie ed esprime il grido della giovane donna massacrata da chi un giorno giurava di amarla, la rabbia di chi si sente derubato nei propri diritti da chi sarebbe invece preposto a tutelarli, come i “cacciatori di poltrone” che con la sua garbata ma potente ironia stigmatizza.
Le pagine scorrono veloci, è un testo semplice, ma solo in apparenza; perché all'occhio del lettore esperto non sfugge la bellezza delle rime studiate in maniera giocosa, ma raffinata; o l'accorgimento, che ricorre puntualmente, così da configurarsi come un vero e proprio stilema della raccolta di liriche, della punteggiatura disposta in modo da creare l'effetto di pause del discorso parlato.
Ed è nella capacità di parlare a se stessa così come a chi non c'è più, a chi avrebbe molto da dire e a chi ha taciuto troppo, che si rivela la preziosità nascosta dietro il velame dell'eloquio fatto di parole quotidiane e comuni, ma ben lontane dalla banalità.
L'autrice ha il dono di quella che in psicoanalisi si potrebbe definire “personalità strutturata”: sul piano letterario e umano, questo significa la capacità di abbracciare ed esprimere i molteplici livelli dell'esistenza: l'amore adulto, che si dona e che sa gustare fino in fondo le gioie della vita; la consapevolezza della fugacità del tempo e delle terrene illusioni; la dolcezza dei ricordi di famiglia; il rispetto e lo stupore, per le bellezze della natura e del proprio ambiente; l'emozione per i piccoli gesti, per i colori, i sapori, e al tempo stesso, la capacità di manifestare, sempre, la solidarietà con chi è stato schiacciato dalla crudeltà insensata dell'uomo, e la dolorosa coscienza che ci sono limiti oltre i quali si entra nella tragedia, di fronte alla quale non è possibile, sul piano umano, un perdono.
Il riferimento agli orrori del nazismo rappresenta il culmine dell'arte dell'autrice, poetessa e donna di specchiata onestà intellettuale e dai valori cristiani profondi, radicati, vissuti; valori che non vengono meno di fronte al crimine per antonomasia contro l'umanità, ma che divengono condanna, per sempre, del male assoluto e di chi lo commise, che non potrà e non dovrà trovare mai, in alcun modo, giustificazione od oblio.
Lo stesso vale, sul piano umile della quotidianità, per le piccole e grandi violenze di comune criminalità, certamente infinitamente meno grave, e incommensurabile, rispetto alle tragedie della storia, ma non per questo accettabile supinamente, nel nome di un ipocrita buonismo.
Tutti coloro che violano la dignità di una persona, a qualunque livello, sono per la poetessa, da  esecrare, nella negatività dei loro gesti, come chi profana la nostra casa, la nostra intimità, o il nostro legittimo diritto a essere tutelati e non oppressi.
Non è facile manifestare la rabbia di fronte alle ingiustizie, e Sandra Carresi riesce a farlo con grazia, con l'eleganza di chi non esprime rancore, ma semplicemente, non si rassegna.
E' una raccolta che vibra di vita, dolce come le luci dell'alba e profonda come la notte che fa da cornice all'amore; che sa parlare dell'universo e al tempo stesso è radicata nei momenti conviviali e di amichevole intimità.
Ed è soprattutto un inno, un inno alla vita, nella molteplicità delle sue sfumature, tratteggiate con uno sguardo sereno, attento, partecipe, profondamente sincero, consapevole del dolore e della fragilità della condizione dell'uomo, e insieme colmo di tenerezza e di bene.


                                                                             Ilaria Celestini



Brescia, 15 Aprile 2014

venerdì 11 aprile 2014

"I cristalli dell'alba" di Sandra Carresi, recensione di Susanna Polimanti

I CRISTALLI DELL'ALBA di Sandra Carresi

TraccePerLaMeta Edizioni, 2013

Recensione di Susanna Polimanti


La poetessa e scrittrice Sandra Carresi ritorna ai lettori con la nuova silloge I cristalli dell’alba, del marzo 2014 per la Collana Indaco-Poesia di TraccePerLaMeta Edizioni. Il titolo della silloge poetica è già di per sé un inno alla luce e alla purezza. Il cristallo è un minerale naturale e trasparente, simbolo di purificazione, da esso s’irradiano fasci di energia luminosa; l’alba è il simbolo del nuovo giorno e del risveglio interiore, le ombre della notte si diradano e riappare quel momento affascinante e magico in cui avanza il chiarore che illumina il nostro animo e la nostra volontà.
La poetica di Sandra Carresi tocca nel vivo temi importanti quale la vita, l’amore e il dolore. I suoi versi percorrono stati d’animo reali che appartengono a tutti. Immagini semplici ma di forte impatto emotivo esprimono il progressivo indebolirsi di certezze del mondo potente e debole a un tempo; con grande equilibrio la poetessa affronta dolorose note attuali, prima fra tutte lo sgretolamento di valori del mondo contemporaneo “[…] in un secolo gonfio di valori/sbattuti in terra come falsi pudori[.]” e misura una distanza tra un passato e un presente mentre nel suo cuore il tempo non muta   “Provocante e raffinato/questo rincorrere/del tempo/che alla fine poi [,] /rimane intrecciato nelle/pieghe del mio sorriso [,] /mutando il corpo [,] / ma [,]restando fermo/ in quel gioco sottile/dell’antico temperamento [.]”

Ogni poesia riconduce a un preciso codice etico che permette alla poetessa di approdare su aspetti di disagio, episodi di violenza, condizioni di povertà e necessità di maggiore giustizia; la poetessa delinea il nostro presente con significato connotativo “Feroci questi tempi/di sangue e di sale/di gelosie e vendette” che infettano e contagiano la nostra società, viziando l’aria e la luce del nostro paese.  Immagini inattese rappresentano il mondo interiore, in alcune strofe ritroviamo delicatezza di toni, in altre una pungente nostalgia. Sandra Carresi con la sua poesia supera il soggettivismo e si pone in comunione con la natura che le si apre allo sguardo come un “ventaglio”, unisce il suo cuore al cuore di ognuno. Con particolare espressività di termini sottolinea l’onestà, la dignità e l’umiltà, poiché senza di esse non può esserci la gioia che incanala le nostre energie naturali.
Il suo stile è semplice, ritmico, predilige strofe brevi che creano una trama d’infinite suggestioni ed emozioni, ne risulta un verso che diviene quasi un salmo, una preghiera, un inno alla vita.
Sandra Carresi utilizza una costruzione del verso con una particolare attenzione alla musicalità e al ritmo, una poesia dunque, che chiede di essere ascoltata e non solo letta. Anafore ricorrenti nelle diverse strofe e parole ripetute con lettera maiuscola quali Mondo, Vita e Terra, concedono ritmo incalzante e martellante, quasi a ribadire tra i versi elementi e concetti di richiamo.
In una sinestesia visiva, la poetessa geme con coloro che piangono e allo stesso tempo canta la gioia e la grida. Le sue parole incitano a ritrovare l’amore condiviso, a “[…] conservarne memoria/nella grotta della vita.” per riscoprire “[…] il sapore antico/del passato […]”.
Sandra Carresi con la sua silloge I cristalli dell’alba protende lo sguardo lontano, squarcia il silenzio, oltrepassa il filtro di ogni barriera debilitante, esce dall’ombra e si affida alla luce della rinascita, della speranza certa di ogni nuova alba. I suoi cristalli calmano i sensi, scaldano i nostri cuori e ci stimolano a non sentirci più atomi isolati bensì parte di un grande universo d’amore “La speranza unisce l’anima/ e la fame di cuore/fa di ogni burrasca/cristalli, da disegnare nel tempo”.
I cristalli dell’alba di Sandra Carresi è un testo letterario polisemico che può essere interpretato in più modi, tuttavia, le poesie ivi contenute richiamano moltissimo la poetica dannunziana, laddove una realtà difficile e dolorosa vela la luminosa bellezza di ogni anima.



SUSANNA POLIMANTI

Cupra Marittima 10.04.2014



venerdì 28 marzo 2014

"I cristalli dell'alba": la nuova silloge poetica di Sandra Carresi


E' uscita da pochi giorni la nuova "fatica" letteraria della poetessa fiorentina Sandra Carresi. La nuova silloge poetica, che porta il titolo evocativo "I cristalli dell'alba" è stata pubblicata da TraccePerLaMeta Edizione, l'attività editoriale dell'omonima casa editrice dove la Carresi figura tra i soci fondatori.
Il nuovo libro si apre con una nota critica firmata dallo scrittore, critico letterario e ordinario di letteratura italiana Nazario Pardini che ne rintraccia la suggestività del verso e si chiude con un apparato critico finale ad opera di Lorenzo Spurio dove si sottolinea, invece, l'impronta sociale di varie liriche dove il lettore conoscerà una poetessa forte nei suoi insegnamenti morali che non manca di osservare con disgusto le iniquità sociali del nostro oggi.
Nazario Pardini nella prefazione scrive: Una silloge, questa nuova di Sandra Carresi, vivace, intensa, di proteiforme valenza, dove ogni emozione trova corpo in versi duttili e generosi, ora brevi, secchi, ora ampi, aperti; disposti e disponibili a seguire l’ondulazione delle intime vicende. Insomma una silloge che racconta la vita, in tutte le sue forme, le più dolci e le più crude: sottrazioni, scottature, illusioni, speranze, delusioni, rammarichi, quietudini; realtà quotidiane, minuziose, occasionali; slanci onirici; un realismo lirico, comunque, di grande impatto umano, dove è facile ritrovarci, dove ognuno di noi, leggendosi, ascolta un brandello della sua storia. E mi piace iniziare la mia esegesi da questi versi incipitarî che fanno da prodromico avvio ad una voce spontanea, libera, pulita, e architettonicamente movimentata; una voce che sa raggiungere apici di non comune fattura ispirativa.

Scheda del libro:

Titolo: I cristalli dell'alba
Autrice: Sandra Carresi
Prefazione: Nazario Pardini
Postfazione: Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2014
Pagine: 100
ISBN: 978-88-98643-16-5
Costo: 10€
Link all'acquisto 

sabato 1 febbraio 2014

NAZARIO PARDINI: LETTURA DI "POESIE", DI SANDRA CARRESI


Nazario Pardini
su
Poesie di Sandra Carresi (inedito)


Parlavo di te
proprio ieri
all’Estate
non ancora caldissima.

Pensavo
a quei bagni salati,
ai pesci colorati,
ai cornetti gelati,
alla spiaggia infuocata
all’abbronzatura
di cioccolata.

Che bella
L’Estate di sole,
di mare,
di niente da fare.

Solo ricordare…,
ed ha già,
il sapore
del sale (Parlavo di Te).

Una silloge, questa nuova di Sandra Carresi, vivace, intensa, di proteiforme valenza, dove ogni emozione trova corpo in versi duttili e generosi, ora brevi, secchi, ora ampi, aperti; disposti e disponibili a seguire l’ondulazione delle intime vicende. Insomma una silloge che racconta la vita, in tutte le sue forme, le più dolci e le più crude: sottrazioni, scottature, illusioni, speranze, delusioni, rammarichi, quietudini; realtà quotidiane, minuziose, occasionali; slanci onirici; un realismo lirico, comunque, di grande impatto umano, dove è facile ritrovarci, dove ognuno di noi, leggendosi, ascolta un brandello della sua storia. E mi piace iniziare la mia esegesi da questi versi incipitarî che fanno da prodromico avvio ad una voce spontanea, libera, pulita, e architettonicamente movimentata; una voce che sa raggiungere apici di non comune fattura ispirativa.   
         Sta proprio qui il momento essenziale del poema: in quella confessione originale e carica di pathos ad un’estate che si fa altro ego di un memoriale rintuzzato da ritorni di reale concretezza: “Pensavo/ a quei bagni salati,/ ai pesci colorati,/ ai cornetti gelati,/ alla spiaggia infuocata/ all’abbronzatura/ di cioccolata”.
 Un memoriale che nella poetica della Nostra ha sempre contribuito alpoieo con generosa espansione lirica. È facile per la Carresi abbandonarsi a un tempo di felici fughe emotive; assume quasi valore di alcòva rigenerante, dove ritrovarsi, anche, sottraendosi a routines in cui l’omologazione e gli stessi disvalori di un mondo socialmente iniquo e indifferente alle sofferenze, la portano ad uno sperdimento etico, o a vere invettive coscienziali:

Quando ci scandalizzeremo?

Quando indignati
urleremo il
nostro NO
ai signori
della morte
e del dio quattrino?

Quando ci riprenderemo
la nostra Terra
per pascolare
coltivare
dormire
fare l’amore

Tutto in maniera sana?

Quando?

La nostra Vita,
quella dei nostri figli
e di tanti innocenti
saranno al sicuro?

Quando le pecore
non partoriranno
agnelli deformi?

Quando?

…

Non ci sarà
esistenza
se la Terra
tentennerà
e
neppure l’anima
sopravvivrà
in assenza di onestà (Quando?).

Parole di robusta energia esplicativa, sorrette da un credo di cospicuo impatto emozionale, da risentimento e da un motivato afflato di dolore. E il dolore c’è in questa storia, è preminente nello scorrere dei versi. E dalle plurime occasioni ispirative, di perspicua frequentazione intimistica, e di profondo scavo psicologico, fuoriesce una filosofia piuttosto negativa sul fatto di esistere. Una filosofia che scaturisce da una sommativa di tappe da via crucis, di inquietudini su un percorso di catartico affrancamento. Inquietudini e risentimenti nati da rispetti mancati, da fiducie tradite, da sogni sfumati; ma forse è proprio attraverso tali strade che l’anima acquisisce una potenza umana tale da farsi nerbo di un poema; lava vulcanica ex abundantia cordis:

Lascerò leccare
le tue ferite
ai mie cani,

se le avrai.

Io, non lo posso
fare… (La follia omicida dell’oggi).


Quanto dolore
ha causato la tua partenza!

Certo,
tu hai solo dovuto
ubbidire.

E noi?

Qui nel disagio
ad affrontare
mille responsabilità.

E Lei?

Ancora giovane
e tanti problemi
caratteriali
oltre
ai cento giganti... (Disagio).

         Ma è soprattutto il ricordo l’artefice primo di una vis esistenziale foriera di venature melanconiche; di un sapor vitae condizionato da spazi umanamente disumani per una coscienza dell’ hic et del nunc; di un’ora che implacabile corre lasciando solo scorie che tornano a galla pacate, silenziose, in punta di piedi, ma anche irruenti e salate come l’acqua di un mare sapido di ardore allusivo a dirci l’amaro dell’esistere, la precarietà dell’esser-ci, e le ingiustizie degli umani. Ma se il tempo maturerà le sue spine, se il tempo, l’invincibile tempo, mostrerà tutto il suo potere, non sarà certo sufficiente a spegnere quel fuoco ardente, profumato di bosco e di salsedine, che alimenta l’anima della Nostra. Interverranno antichi profumi, abbrivi di fantasia, volitivi azzardi verso antiche primavere a intrecciare petali di rose fermandoli con aghi di spine:

Se il Tempo
mostrerà le sue spine,

chiederò al vento
di piegare
le rose.

Raccoglierò i petali,

li intreccerò
fra di loro
fermandoli con le spine.

La collana
che indosserò
non mi
pungerà
e
l’antico profumo,
esalterà la mia fantasia
fino a renderla,
magia (Rose e spine).

Sì, il sogno, gli onirici spazi più reali del reale, l’apertura di braccia ad avvincere il tutto, l’oggi l’ieri e il domani, le tante connessioni che possono inficiare le divergenze, o le divergenze stesse a recare dolori, le aporie, l’ardire di sottrarre la bellezza agli annichilenti artigli del tempo, tutto contribuisce a dare vigore alla plurivocità della poesia della Nostra; una poesia dove non possiamo non leggere l’articolato e complesso motivo della tematica erotica. Un sentimento, questo, spiritualmente elevato che fa dell’amore una trascendenza, della terrenità un trampolino di lancio oltre il temporale:

.… Lasci la tua
solita riservatezza
e mi dici
di venire da te.

Socchiudo la porta,
ti guardo
e
prima che le tue labbra
si schiudono,
i tuoi occhi
hanno già parlato,
stelle nere che
illuminano stanze grigie
e raccontano
del nuovo battito
che cresce in te (Complicità).

Si parte dalle piccole cose, dai minimi gesti, dalle effusioni più naturali, per azzardare slanci emotivi tanto intensi da toccare l’azzurro, l’irrazionale, la passione antecedente al pensiero. E questa è la vita, in tutta la sua complessità, in ogni sua sottrazione e in ogni suo dono. Perché grande è il dono che ci ha offerto. È senz’altro sufficiente a convalidarlo la sua venuta. E non vi è distinzione fra il suo proporsi e la poesia. La  vita è l’arte dell’incontro, afferma un poeta brasiliano, Vinicius De Morales; e in Sandra la vita e la poesia sono la stessa cosa. In più lei impreziosisce il suo canto con figurazioni e cromie che mai sono oziose, ma sempre funzionali a un dire abile nel dribblare il vacuo sentimentalismo. Lo fa con argini verbali significanti ad esperire controllatissima effusività che Contini definisce “pulizia dell’anima”. Una effusività che sa tradursi anche in scene di polisemica significanza, di trasalimento panico, di cospirazioni naturistiche a concretizzare intenti di speranze per rinnovamenti spirituali tesi ad unire antichi appuntamenti col respiro del Mondo:

L’abbraccio serale
del Sole
infuoca il cielo
tingendolo di arancio.

Promessa solenne
di un giorno nuovo.

Appuntamento antico
di un incontro
che si rinnova
col respiro del Mondo (Tramonto).

Commentando la sua poesia ebbi già a dire: “La poesia di Sandra Carresi è piena di vita, di  amore e di dolore. È umana in tutte le sue vicissitudini. Si leggono fatti e avvenimenti che ci rattristano. Ci sconvolgono, ci turbano. Si esiste e ci poniamo i perché del nostro esistere. Tanti  perché che lasciano dubbi, incertezze. E quindi bramiamo parole, cerchiamo con impennate creative, con vertigini paniche, con lo scandalo delle contraddizioni, quei verbi che soddisfino il sentire. E questa è la sua poesia. Cosciente di esistere in un tempo implacabilmente labile, e sottrattivo, si azzarda in voli che vadano oltre i limiti, oltre la sintassi. Ma pur complesso il suo canto, pur sgorgato da una sorgente che deve farsi spazio fra pietre dure e ricamate di muschio, alfine trova luce. E scorre limpido e gorgogliante ai raggi del sole; scorre limpido tra rive profumate di speranza; verso il mare: “Ma, non è così./ Il cielo,/ ha anche luce,/ non solo buio./ Al sole,/ o coperto da nubi,/ parla d’amore,/ ed è forse più facile/ conservarne  memoria/ nella grotta della vita”. E credo che questa citazione contribuisca non poco a chiarire il dipanarsi della suo pensiero poetico, il suo essere che mi piace vederlo volare libero, nell’Immenso, in balìa del vento, di un sereno riposo, con in cuore un ritorno vicino, un sole d’amore.

Libero poi me stesso nell’Immenso, con il vento,
vivere la vita qui, respirando te.
Calore adesso dal camino,
sereno riposo immaginando un ritorno vicino.

                                                    Nazario Pardini
 18/01/2014